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giornata della memoria

LA BAMBOLA BIONDA E LA BAMBOLA BRUNA
una fiaba racconta l’Olocausto ai bambini

Pandemonium Teatro

testo e regia Lisa Ferrari
con Giulia Manzini ed Eleonora Rolli
scene Graziano Venturuzzo
costumi Luigi Piantanida

BB11
BB119È possibile raccontare anche ai bambini la storia dell’Olocausto? Sì, con una fiaba.
E come ogni fiaba c’è il bene e il male, il buono e il cattivo, la gioia e la paura.
Una storia a lieto fine – anche qui, come in ogni fiaba! – che emoziona e commuove adulti e bambini. Insieme. In un negozio di giocattoli, due bambole ballerine – una bionda e l’altra bruna- interpretate da due giovani attrici-danzatrici, cercano di attirare l’attenzione dei clienti danzando nella vetrina.
Purtroppo nessuno entra a comprarle, allora la bionda –che fra l’altro non è così abile nella danza come la bruna- comincia ad incolpare la compagna di essere brutta e di scoraggiare i clienti dall’entrare nel negozio, disgustati dal suo aspetto.
La bruna cerca debolmente di difendersi, ma poi soccombe di fronte alla forza e determinazione della bionda.
Viene così relegata in cantina con tutti i giocattoli inutili e, come lei, destinati alla rottamazione.
Lo spettacolo cerca di spiegare, con una storia semplice, come alcuni dei mali della nostra società, la paura del diverso, i piccoli razzismi possano nascondere in sé il nucleo di drammi più grandi.
E in particolare ci racconta proprio il dramma dell’Olocausto, della tragedia avvenuta, del piano nazista, che mirava all’eliminazione di un’intera razza considerata elemento indesiderato per la collettività.
Il linguaggio simbolico e l’utilizzo, da parte delle due attrici-ballerine, del corpo in rapporto allo spazio e agli oggetti, permette anche ai più piccoli di affrontare con semplicità ed immediatezza temi legati al rifiuto del diverso.

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L'uomo di Neanderthal si "truccava"

Archologi di Bristol hanno ritrovato i più antichi "gioielli" neanderthaliani in Europa,
risalenti a 50 mila anni fa

LO STUDIO
L’uomo di Neanderthal si "truccava" e usava conchiglie come monili.Archologi di Bristol hanno ritrovato i più antichi "gioielli" neanderthaliani in Europa, risalenti a 50 mila anni fa.
Non bisogna farsi ingannare dal suo aspetto "arcaico": l’uomo di Neanderthal era un narciso.
Il desiderio di farsi bello lo manifestava sfoggiando collane di conchiglie e muscoli decorati con il body painting di vari colori. Segno che il pallino per gli accessori e l’istinto per il miglioramento estetico sono nati prima del Dna moderno dei nostri antenati.
A ritrovare i più antichi "gioielli" neanderthaliani in Europa, risalenti a 50 mila anni fa, è stato un gruppo di archeologi guidati da João Zilhão dell’Università di Bristol, come riporta la rivista Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences).Questi monili preistorici in realtà sono gusci marini perforati e dipinti che venivano usati come ciondoli appesi al collo con un cordino.

«NASCITA DEL PENSIERO SIMBOLICO»
– «Se l’uomo di Neanderthal impiegava ornamenti per il corpo, significa che aveva capacità cognitive avanzate – spiega Diego E. Angelucci, professore di archeologia dell’Università di Trento e coautore della ricerca -. L’abbellimento personale è un comportamento che indica la nascita di un pensiero simbolico e rappresenta un segno di autoidentificazione».
Finora si è sempre pensato all’uomo di Neanderthal come a un essere rozzo e dal cervello limitato, ma i suoi "pendenti" recuperati in due siti archeologici della Muncia in Spagna, smentiscono questa ipotesi.
A restituire l’intelligenza al Neanderthal è proprio la datazione dei reperti in Spagna: 50 mila anni fa. Cosa significa? «I gusci sono precedenti all’arrivo dell’uomo anatomicamente moderno nel nostro continente – dice l’esperto –.
Vuol dire che l’uomo di Neanderthal è stato in grado di costruire ornamenti da solo, con la sua testa, senza osservare gli uomini moderni, ossia i nostri antenati, arrivati in Europa più tardi».
La spinta a usare trucco e accessori è dimostrata dalla ricerca delle materie prime.Le conchiglie usate come monili.
«I materiali non erano in loco – dice Angelucci – spesso si trovavano in luoghi lontani dalla residenza, anche di 50 chilometri». Oltre alle collane non esistono reperti di altri gioielli?
«Non credo che l’ominide portasse orecchini: le conchiglie erano troppo pesanti.E non ci sono tracce di anelli».

IL MAKE-UP - Giallo, rosso e viola i colori più gettonati, ottenuti dai minerali in varie tonalità cromatiche. Ma anche tanto nero con «effetto metallizzato brillante» grazie a minerali come ematite e pirite. «Sapevano mischiare e impastare i colori e probabilmente si dipingevano il corpo come gli aborigeni australiani». Il make-up esclusivo per il viso ancora non era stato inventato, ma il minerale natrojarosite di colore giallo è lo stesso che gli egizi usavano come ombretto in epoche più recenti.

Paola Caruso (Corriere della Sera)

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Un cartone animato in dialetto racconta la storia dei veneti. E spopola su internet

Dino da Sandrà protagonista di una serie di animazioni
nate in collaborazione con il Consiglio Regionale

 

25 aprile

Il 10 luglio 1943 gli Alleati sbarcavano in Sicilia.
Era l’inizio della liberazione d’Italia.

Tutto cominciò con la presa di Pantelleria, poi, nell’arco
di un mese, le forze anglo-americane liberarono l’intera isola.
Il 25 aprile è la Festa della Liberazione:

ricordiamoci che uomini e donne di tutte le età sono morti
allora, per garantirci i diritti democratici dei quali oggi godiamo.
Grazie a loro.

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indiani d'america

cheyenne
Grazie a Giorgio per la sua segnalazione.
Effettivamente è un sito denso di notizie:
la storia, la spiritualità, la lingua, i grandi capi, i filmati, la musica, le immagini,l’organizzazione di  viaggi nelle riserve, le storie contemporanee di detenuti indiani e la pagina "aiutiamoli" dove poter contribuire a una raccolta giocattoli per il sostentamento dei bambini.

 

qui il sito

"Accanto alle montagne,spianato dai nostri passi, il terreno del campo risuona.Ti dice:"La terra è un tamburo,pensaci!" Noi,per seguirne il ritmo,dobbiamo fare attenzione ai nostri passi."
(Navajo)

Da "Il Grande Spirito parla al nostro cuore":
Si insegnava ai bambini a restare seduti immobili e a prenderci gusto. Si insegnava loro a sviluppare l’olfatto,a guardare là dove,apparentemente,non c’era nulla da vederee ad ascoltare con attenzione là dove tutto sembrava calmo. Un bambino che non può stare seduto senza muoversi è un bambino sviluppato a metà. Noi respingevamo un comportamento esagerato ed esibizionista poiché lo giudicavamo falso. Un uomo che parlava senza pause era considerato maleducato e distratto. Un discorso non veniva mai iniziato precipitosamente né portato avanti frettolosamente. Nessuno poneva una domanda in modo avventato anche se fosse stata molto importante. Nessuno era obbligato a dare una risposta. Il modo cortese di iniziare un discorso era di dedicare un momento di silenzio a una riflessione comune. Anche durante i discorsi facevamo attenzione a ogni pausa, nella quale l’interlocutore rifletteva. Per i Dakota,il silenzio era eloquente. Nella disgrazia come nel dolore,nei torbidi momenti della malattia e della morte,il silenzio era prova di stima e di rispetto. Era così quando ci capitava qualcosa di grande e degno di ammirazione.

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