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I WANT TO BE A SOLDIER

Un film denuncia l'incomunicabilità fra genitori e figli

ROMAViolenza e bullismo a scuola, solitudine e incomunicabilità a casa. È questo il mondo di Alex, il protagonista del film del regista catalano Christian Molina I want to be a soldier (presentato in concorso nella sezione Alice del Festival di Roma). Una pellicola per i genitori che scambiano la tv per una baby sitter, che regalano videogiochi violenti e che non sono più capaci di dire no. La pellicole è coprodotta da Valeria Marini che inizia così una nuova carriera. «Ho incontrato Molina a Barcellona e mi ha parlato del film – dice l’attrice che recita anche un cameo – Ho letto il copione e me ne sono innamorata. Ci credo molto e credo davvero che sia giusto lanciare l’allarme su questo tema».

- I dati, in effetti sono impressionanti: senza nessuno che lo blocchi, a 18 anni un ragazzo avrà visto in media 40 mila omicidi e 200 mila atti di violenza in tv, cinema e attraverso i videogiochi. «È necessario che qualcuno aiuti ad interpretare queste immagini – aggiunge la Marini – I ragazzi vivono in un mondo ipertecnologico ed è fondamentale la mediazione dei genitori».

40 MILA OMICIDI

«Non è un film per i bambini, ma per i padri – concorda il regista – Gli adulti devono filtrare le informazioni che entrano nella testa dei loro figli. Preparare i ragazzi a distinguere realtà e finzione e a elaborare immagini di violenza è essenziale. Ogni ragazzo è il risultato di quello che gli adulti selezionano per lui».

dal Corriere della Sera by Carlotta De Leo
 

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