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le nuove regole per diventare insegnanti

Gelmini: «Si passa dal semplice sapere al sapere insegnare»

Cambia radicalmente la formazione degli insegnanti.

Quattro le grandi novità, presentate dal ministro dell’Istruzione Gelmini:

  • tirocinio teorico-pratico di un anno da svolgere dentro le scuole;
  • il numero di nuovi docenti sarà deciso in base al fabbisogno per non creare precariato;
  • per i giovani sarà possibile l’inserimento immediato in ruolo;
  • più inglese e nuove tecnologie.

COMMISSIONE – Il regolamento è il frutto del lavoro della Commissione presieduta da Giorgio Israel, cui è seguito un primo confronto con il mondo della scuola e delle associazioni del settore. «L’obiettivo della riforma è garantire una più equilibrata preparazione disciplinare, didattica e pedagogica nel corso delle lauree magistrali e lo svolgimento di un anno di percorso, il Tirocinio Formativo Attivo, direttamente a contatto con le scuole» spiega il ministero.

SCUOLA PRIMARIA – Con il nuovo sistema, per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria sarà necessaria la laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso che consentirà di conseguire l’abilitazione. Sono rafforzate le competenze disciplinari e pedagogiche ed è previsto un approfondimento in laboratorio per l’inglese e le nuove tecnologie. In tutti i percorsi ci saranno insegnamenti dedicati al lavoro con alunni disabili.

SCUOLA SECONDARIA – Per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado saranno necessari la laurea magistrale e un anno di tirocinio formativo; ci sarà una prova di ingresso alla laurea magistrale a numero programmato basato sulle necessità del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie. Il tirocinio prevede 475 ore a scuola sotto la guida di un insegnante tutor; rispetto alla SSIS (scuola di specializzazione per l’insegnamento secondario), viene evitata la ripetizione degli insegnamenti disciplinari per concentrarsi su tirocinio, laboratori e didattica.

IL VECCHIO SISTEMA – Con il vecchio sistema per insegnare nella scuola dell’infanzia e in quella primaria bastava la laurea quadriennale a ciclo unico con test d’accesso al primo anno e scelta, dopo un biennio comune, dell’abilitazione in primaria o in scuola dell’infanzia; per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado era necessaria la laurea magistrale e due anni di SSIS.

TIROCINIO FORMATIVO - Il tirocinio è ideato come terreno di incontro tra scuola e università ed è prevista la possibilità di svolgerlo anche nelle strutture di istruzione e formazione professionale dove c’è la sperimentazione dell’obbligo formativo. Gli Uffici scolastici regionali organizzeranno e aggiorneranno gli albi delle istituzioni accreditate che ospiteranno i tirocini sulla base di appositi criteri stabiliti dal ministero, evidenziando buone prassi e specificità. Gli USR avranno anche funzione di controllo e di verifica sui tirocini stessi. Sino alla costituzione degli albi, le università scelgono liberamente le scuole, di concerto con gli USR che mantengono compiti di vigilanza. Il consiglio di corso di tirocinio, che prevede la presenza di scuola e università, ha compiti di coordinamento e di progettazione e rappresenta il terreno di incontro e di raccordo tra le due realtà. Le commissioni di abilitazione prevedono un equilibrio tra scuola e università e un peso determinante del tirocinio e della prova didattica sul voto di abilitazione. I dottori di ricerca e i precari della ricerca, se in possesso dei requisiti curriculari, entrano in soprannumero, dopo un esame orale, nell’anno di tirocinio. L’anno di tirocinio prevede forme di interazione e coprogettazione del percorso tra istituzioni scolastiche e atenei ed è stato previsto uno specifico spazio di laboratori destinati ad approfondire quanto viene fatto in classe.

INSEGNANTI DI SOSTEGNO – È previsto che la formazione dei docenti per il sostegno sia affidata alle università, pur prevedendo la possibilità di specifici accordi con gli enti del settore.

SPECIALIZZAZIONE – Ci saranno percorsi di specializzazione per il CLIL (insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado di una materia non linguistica in inglese).

ABILITAZIONE MUSICALE
– Il sistema Afam (alta formazione artistica e musicale) concorre a pieno titolo alla formazione iniziale dei docenti nelle classi di abilitazione di propria competenza. In particolare, è stata rivista la classe di abilitazione per lo strumento musicale.

REGIME TRANSITORIO
– Sino all’entrata a regime delle nuove lauree magistrali, la programmazione del numero di abilitati e il test sono previsti, per la secondaria di primo e secondo grado, prima di accedere all’anno di tirocinio. Per quanto riguarda i precari non abilitati e gli ex diplomati negli istituti magistrali sono previsti percorsi che, dietro il superamento di prove d’accesso, consentano di conseguire l’abilitazione.

OBIETTIVI – Il regolamento punta secondo il ministero a raggiungere tre obiettivi:
1) focalizza nella formazione iniziale non solo le materie tradizionali, ma l’acquisizione di alcune competenze trasversali: seconda lingua inglese e competenze di didattica attraverso le nuove tecnologie; 2) sostituisce al sistema SSIS strutture più snelle, concentrate sull’incontro e sulla coprogettazione tra istituzioni scolastiche e università evitando autoreferenzialità, costi per il sistema e per gli studenti e abbreviando di un anno il percorso di abilitazione per la scuola secondaria;
3) prevede una programmazione dei numeri in grado di evitare la proliferazione del precariato. Con successivo decreto si stabiliranno le lauree magistrali relative al secondo ciclo dell’istruzione, per seguire il percorso di cambiamento del secondo ciclo e delle classi di abilitazione.

GELMINI – «Oggi iniziamo a progettare un nuovo tassello per il cambiamento del nostro sistema scolastico – ha detto il ministro Gelmini -. Un tassello fondamentale, perché riguarda la formazione iniziale dei futuri insegnanti. Prevediamo una selezione severa, doverosa per chi avrà in mano il futuro dell’Italia e sostituiamo alle vecchie SSIS un percorso più snello, di un anno, coprogettato da scuole e università, concentrato nel passaggio dal semplice sapere al saper insegnare».

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Il saluto di Belluno agli eroi di Falco

Bare bianche, applausi e dolore silenzioso.
Il Leone del Suem in volo, il messaggio del Papa, il cordoglio di Galan. La folla per l’addio alle quattro vittime della missione sul monte Cristallo.

 

BELLUNO – Il volo del Leone del Suem 118 ha portato l’ultimo saluto, con due rapidi passaggi sulle bare, ai quattro uomini del Soccorso Alpino morti sabato scorso nello schianto dell’elicottero Falco di Pieve di Cadore sulle pendici del Cristallo mentre erano in missione.

Oltre cinquemila persone hanno accolto in silenzio l’arrivo al Duomo di Belluno l’arrivo delle bare bianche. Le salme di Dario De Felip, Marco Zago, Fabrizio Spaziani e Stefano Dal Forno erano scortate dai fuoristrada del Soccorso Alpino. Al momento di alzare le bare, si è levato un lungo applauso.

Il Duomo era colmo di persone, così come la grande piazza antistante dove sono state deposte decine di corone di fiori. Il presidente del Veneto, Giancarlo Galan, prima di partecipare al rito funebre, ha reso omaggio alle vittime nella camera ardente e ha voluto porgere personalmente le condoglianze ai familiari.

«Non c’è amore più grande che quello di donare la vita per i propri amici - le parole del vescovo Giuseppe Andric nel corso della messa -. Ciò dà senso a tutti i misteri». Monsignor Andric, durante l’omelia, ha sottolineato il valore del sacrificio dei quattro operatori del Suem: «Ogni tempo della vita porta un mistero ma è l’insieme dei misteri che fa la vita, anche se ciò che si compie è incomprensibile. Chi ama non morirà mai e ciò è più intenso per chi accorre nel silenzio della montagna, davanti alle rocce, pur conoscendo la fragilità delle cose. L’amore che grava su di noi – ha concluso il vescovo – non è un compito, amiamo così come chi è pronto a correre in soccorso degli altri a rischio della propria vita».

Alla cerimonia, chiusi in un silenzio cupo, familiari delle vittime, autorità, uomini e donne del Suem 118 e del Soccorso Alpino e una delegazione di Scoiattoli di Cortina con cui Fabrizio Spaziani, medico del Suem, aveva partecipato alla spedizione sul K2 per il 50° anniversario della conquista della montagna «degli italiani».

Il sindaco di Cortina, Andrea Franceschi, ha proclamato due giorni di lutto cittadino per manifestare pubblicamente il cordoglio e la vicinanza di tutta la popolazione. Papa Benedetto XVI ha inviato un messaggio di cordoglio ai familiari dei quattro operatori del 118. Il Pontefice ha espresso «alle famiglie il personale e profondo cordoglio».

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Stiamo chiedendo troppo ai nostri figli?

Una scuola più dura e una sfilza di attività «intelligenti» per riempire le loro giornate.
Forse serve una tregua…

 

Che le scuole medie, scuole dell’obbligo e, dunque, con garanzia quasi assoluta di promozione, fossero l’anello debole del nostro sistema scolastico era cosa nota:
fino a oggi lasciavano approdare alle superiori alunni spesso poco preparati, destinati a frequentissime bocciature.

Giusto, perciò, intervenire in quei tre anni cruciali durante i quali si finiva per dissipare il tesoretto di formazione ed educazione accumulato nel corso delle elementari, il cui livello è, a detta di tutti, sempre rimasto piuttosto alto.

Stando ai nuovissimi programmi, d’ora in poi ottenere i voti più alti agli esami di terza media sarà molto ma molto più difficile, in proporzione forse anche più difficile che conseguire valutazioni eccellenti alla maturità.

Con l’inizio dell’anno scolastico le famiglie si troveranno ad affrontare una scuola (dell’obbligo) che non conoscevano.

Una scuola con regole più dure, basate su rigore, impegno e meritocrazia. Un passaggio importante e sicuramente positivo.

Ma l’ansia che prenderà molti genitori è forse un’altra: dal rendimento nello studio al tempo (presunto) libero fuori dalle aule, stiamo forse chiedendo troppo ai nostri figli?

La spinta all’eccellenza in tanti campi è in linea con la nuova competitività che contrassegna la società e con un mercato del lavoro globale che non ha più nulla di familiare e di domestico, nulla di rassicurante e protettivo.

Regole che molto probabilmente non pochi immigrati di seconda generazione — cinesi in testa— hanno, stando alle cronache scolastiche, già pienamente assorbito. Il che dovrebbe fornire a tutti una ragione in più per riconoscerle e accettarle.

Resta il tormento di una pressione fortissima che costringe ragazzi di undici, dodici o tredici anni a inseguire attività e risultati travolgendo gli spazi di un’autodeterminazione più naturale.

La ricerca di un giusto equilibrio passa da una porta strettissima: non sarà facile mantenere una linea saggia, senza sbandamenti.

Vengono in mente a questo proposito certe famiglie, residenti soprattutto nelle grandi città, che costringono i figli a una serie di impegni extrascolastici fatti di sport, di studio di lingue, di corsi di ogni sorta, di pressanti allenamenti fisici e mentali che occupano in modo «intelligente» quasi tutte le loro giornate.

Un avvocato dei figli — se esistesse — chiederebbe ragionevolezza e tregua ai genitori: quello che conta è far capire ai giovanissimi che la vita è strada sicuramente in salita, ma non va affrontata divorando i tempi di una crescita che ha bisogno di ancorarsi — con lo studio — a poche cose preziose e formative.
Isabella Bossi Fedrigotti

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