"Non dormo più nel letto matrimoniale,
al mio posto c’è mio figlio"
Risposta di Claudio Rizé psicoanalista
Stare nel proprio letto e non in quello dei propri famigliari è una delle prove più importanti e formative che l’infanzia propone a tutti i componenti della famiglia.
Proprio per questo molti bambini cercano di aggirarla e i genitori agevolano,più o meno ambiguamente,i loro tentativi.
Il letto in cui si dorme e si vive l’intimità del proprio corpo in una situazione così profonda come quella del sonno,è per ognuno di noi il luogo più personale della casa.
E’ il primo spazio che accoglie il nostro corpo,dopo il corpo della madre:è da subito una sorta di estensione del corpo.
Nella relazione stabile con il letto,il corpo del bambino scopre i propri confini,conoscenza fondamentale,perchè si strutturi un’identità personale.
Ricordiamo che tutte le patologie alimentari hanno a che fare con la difficoltà di vivere positivamente i limiti del proprio corpo,di accettarli e definirli.
La lotta del bambino con il proprio letto è dunque,in modo profondo,il rifiuto di un proprio specifico posto nel mondo.
La stessa funzione viene svolta da tutti i letti presenti in famiglia,che rappresentano una sorta di dichiarazione affettiva e simbolica della funzione svolta da chi li occupa nel teatro familiare.
Il lettone matrimoniale rappresenta il luogo del corpo dei genitori,nella loro intimità ed affettività.
Un luogo personale e misterioso che muove l’interesse dei figli verso la dinamica affettiva rappresentata dalla coppia.
L’invasione del lettone istituisce,se sistematica,una situazione affettivamente e simbolicamente caotica,in cui non ci sono più spazi psicologici e fisici definiti.
La fantasia è quella di poter andare dappertutto,la realtà è che un proprio spazio personale non c’è:il corpo tende a non accettare confini,quindi l’io si organizza con qualche difficoltà.
Poi ci sono le collusioni dei genitori.
Perchè abbandonano il loro posto nel letto coniugale?
Come mai scambiano il proprio partner con il figlio?
Le risposte più facili non sono le più vere.